lunedì 30 settembre 2019

Cosa intendiamo per DIETA? Cosa dice la scienza e cosa pensiamo noi di LeggerMente!!


Partiamo da alcune definizioni:

1) La parola dieta deriva dal latino diaeta, a sua volta dal greco δίαιτα, dìaita, «STILE DI VITA», indica l'insieme degli alimenti che gli animali, tra cui gli esseri umani, assumono abitualmente per la loro nutrizione;


2) Il fabbisogno energetico umano viene definito come l'apporto di energia di origine alimentare necessario a compensare il dispendio energetico di individui che mantengano un livello di attività fisica sufficiente per partecipare attivamente alla vita sociale ed economica e che abbiano dimensioni e composizione corporee compatibili con un buono stato di salute a lungo termine.

3) Il dispendio energetico del corpo umano è dato per 1/3 dal movimento e per 2/3 dal funzionamento stesso del corpo

4) Secondo la legge di Lavoisier "In una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma"

Stando a quanto detto fino ad ora ingrassare dovrebbe essere la risultanza di un calcolo:

apporto calorico - quantità di calorie bruciate = calorie immagazzinate


Nel 1959 alcuni ricercatori di Philadelphia e New York condussero una revisione sistematica dei migliori studi pubblicati negli ultimi 30 anni sulla perdita di peso…il risultato fu sconcertante: questi programmi non funzionavano.
All’inizio degli anni Novanta i National Institutes of Health radunarono un gruppo di esperti per valutare i metodi per la perdita di peso, i risultati furono molto simili a quelli del 1959:
  • alcuni partecipanti abbandonarono il programma,
  • la perdita di peso non superò il 10%
  • nel giro di 1 anno si riacquistarono gran parte dei kg persi
  • dopo 5 anni i partecipanti erano di nuovo al punto di partenza

Cosa succede quindi al nostro corpo?

Quando iniziamo a ridurre l’apporto calorico, il corpo risponde aumentando l’efficienza e bruciandone meno, contemporaneamente si accende il desiderio di mangiare di più. Questa combinazione di aumento dell’appetito e rallentamento metabolico è la perfetta ricetta per il fallimento!!!

Pertanto cosa dovrebbe essere la DIETA? 




La dieta dovrebbe essere un compromesso, un compromesso tra gratificazione e salute.
La dieta migliore, non è quella che funziona temporaneamente con la mera illusione di raggiungere il peso ideale e poter TORNARE A MANGIARE, la dieta è quella che si riesce a portare avanti.
La dieta è sì controllare la fame e la sazietà, ma non è astinenza dal cibo.
La dieta deve fornirci gli strumenti per gestire la nostra alimentazione in totale autonomia.
La dieta è STILE DI VITA



lunedì 23 settembre 2019

Fame nervosa: piccole strategie per smettere di mangiare…quando non si ha realmente fame


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Spesso la fame è condizionata dal nostro stato d’animo. Si tratta di una fame non fisiologica, ma dovuta a meccanismi psichici. Il nervosismo si manifesta con una sorta di voracità, di esagerazione nella quantità e nella qualità dei cibi ingeriti: quando questo tipo di fame arriva, non si tende semplicemente a mangiare, ma ci si abbuffa. Si può avere la fame nervosa per noia, se ad esempio non sappiamo cosa fare, per ansia, per tristezza, scarsa autostima, solitudine. Che il cibo abbia un effetto consolatorio lo sappiamo tutti: colma vuoti affettivi che hanno radici nella primissima infanzia, tampona le frustrazioni professionali che minacciano l’autostima. Purtroppo questi vuoti sono voragini più o meni profonde. La voglia di assumere cibo può comparire in qualsiasi momento, ma generalmente le ore nelle quali si registrano gli episodi di fame nervosa sono quelle della sera o addirittura quelle della notte. Raramente chi soffre di fame nervosa mette al corrente le altre persone, anche quelle a lui vicine, degli episodi compulsivi che generalmente avvengono di nascosto.
Chi soffre di fame nervosa “le prova tutte per smettere”, inizia cioè una ricerca disperata di strategie esterne per cacciarla via: diete, farmaci, tecniche e terapie varie.
Questo approccio è sbagliato, perché se la radice è nervosa, ossia psichica, la soluzione è psichica e interna, non esterna (cibo, farmaci, tecniche, ecc.). Non bisogna provare in mille modi a smettere: questo atteggiamento allontana dalla soluzione!.
Quando senti arrivare l’attacco di fame fai un passo indietro e chiediti: che emozione sto provando? Non per cercarne le cause, non serve a niente., ma per fargli spazio dentro di te.
Sostare negli stati d’animo significa imparare a sostenerli, ossia a “starci dentro”, lasciarsi attraversare osservando e attendendo. Lo stesso vale per l’attacco di fame nervosa.

mercoledì 18 settembre 2019

L'ALIMENTAZIONE NELL'ADOLESCENZA


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L’adolescenza, caratterizzata da rapidi cambiamenti, è un’età particolarmente delicata anche da un punto di vista nutrizionale. È il periodo in cui vi è il maggior aumento, in proporzione, della massa fisica. Le esigenze nutrizionali dei giovani sono influenzate in primo luogo dal picco di crescita che si manifesta alla pubertà. Se normalmente il corpo in crescita riesce a calibrare forze ed energie e a raggiungere un proprio equilibrio energetico, può succedere che i turbamenti emotivi tipici dell’adolescenza, ma anche il ciclo o l’acne, possano provocare un calo d’appetito riducendo la dieta.
Alla luce dei cambiamenti fisici in età adolescenziale, il ragazzo è spesso portato a un erronea autovalutazione della propria immagine corporea con riduzione della stima di sé, fenomeno che frequentemente rappresenta un ostacolo a un corretto approccio dietetico-educativo.
Questo è un periodo in cui si ha un profondo bisogno di indipendenza e autonomia in tutti i campi del vivere, non esclusi i comportamenti alimentari.
Il perfezionismo, gli stili proposti dalla famiglia, dai mass media, il voler emergere nel gruppo o assomigliare al migliore tra i pari porta gli adolescenti a fare scelte alimentari o sportive estreme. Il più delle volte non sono neanche consapevoli di ciò che sta accadendo loro e al loro corpo proprio perché cognitivamente sono in evoluzione, e quindi non sempre è chiara la conseguenza delle proprie azioni.
E’ facile entrare nel tunnel delle restrizioni alimentari o delle abbuffate così che si può andare incontro a disturbi alimentari, anoressia, bulimia, obesità.
Cercando di mantenere un controllo sul cibo si esercita la sensazione di mantenere il controllo sulla propria identità che si ricerca, ma che allo stesso tempo si percepisce come molto difficile da integrare.
Quindi il rapporto con il proprio corpo e con il cibo in adolescenza è un problema da non sottovalutare per le ripercussioni che può avere da un punto di vista psicologico e fisico.
L’adolescente crede di poter fare da sé e quindi non tiene più in conto i consigli alimentari della famiglia. Inoltre i ragazzi di oggi consumano spesso pasti fuori casa a causa dei numerosi impegni scolastici e non. Gli adolescenti, oltre a essere esposti a mode alimentari periodiche sono portati a saltare i pasti e a sviluppare abitudini alimentari irregolari.
I fast food, i take away, il mangiare fuori casa o davanti la TV, rispondono alla loro esigenza di essere indipendenti dai ritmi di vita dei genitori.
Inutile negarlo: ai giovani piacciono le patatine fritte, i panini caldi, gli snack, le bevande dolci gassate, gli hamburger, i fritti in genere, i wurstel, i gelati.
Le abitudini degli adolescenti italiani a tavola variano a seconda dell’ambiente familiare, del vivere in città o meno, a seconda della scuola, ecc.
Si orientano sul gusto dei cibi, sulla ricompensa e il godimento che ne traggono, sull’indipendenza dalle consuetudini familiari e sull’autonomia di scelta.
Il desiderio d’indipendenza, di non sentir dire cosa fare o non fare, di ascoltare informazioni diverse, ma non consigli, portano gli adolescenti ad agire di testa propria.
 Le abitudini alimentari degli adolescenti italiani hanno, in generale, tendenze poco sane.
Basterebbe limitare il consumo abituale di cibo spazzatura una volta alla settimana.

lunedì 16 settembre 2019

Frutta...i 5 colori della natura: il Fico

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Narra la leggenda che la cesta contenente Romolo e Remo si arenò miracolosamente lungo il Tevere, in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico. 
All’ombra di questa pianta la lupa nutrì i due gemelli, regalando sacralità all’antico albero. 

Il fico quindi si lega alla fondazione di Roma e per questo viene considerato un albero fortunato. 

I fichi hanno innumerevoli proprietà benefiche, per cui sono un ottimo alleato per la salute generale del corpo. 

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Contengono, infatti, l’80% di acqua e molti sali minerali come calcio, fosforo, magnesio, potassio, sodio e ferro. I fichi sono anche ricchi di vitamina A, B1, B2, B6, PP e C. 
I semi contenuti nel frutto hanno delicate proprietà lassative e sono purificanti per l’intestino

lunedì 2 settembre 2019

Il primo settembre è il lunedì mattina dell’anno!


Spesso, durante la bella stagione, con le vacanze come alleato, ci si lascia andare a qualche peccato di gola in più. La cena in riva al mare, l’happy hour con gli amici, il gelato…e si finisce per ingrassare qualche chilo. 



Tornando a casa tutto questo pesa sul già difficile rientro dove il tempo da dedicarci diventa pochissimo a causa dei tanti impegni con il risultato che i rotolini restano dove sono, siamo rassegnati ad essere un pò più “morbidi” e rimandiamo a data da destinarsi il dimagrimento.



Settembre è, invece, il mese PERFETTO per rimettersi in forma cambiando regime alimentare perché in questo periodo troviamo tantissimi prodotti non solo buoni, ma anche ricchi di nutrienti. Si tratta di alimenti gustosi, poveri di calorie e perfetti per conservare tutti i benefici dell’estate.


Per prima cosa puntate su frutta e verdura di colore giallo e rosso che contengono un alto quantitativo di betacarotene, perfetto per prolungare l’abbronzatura. Largo spazio dunque a barbabietole rosse,carote, peperoni, pomodori.

Per una pelle tonica, senza rughe e soda, optate per cibi ricchi di vitamina C e antiossidanti, come pomodori, anguria, cachi, banane, castagne, fichi,  pere, pesche, uva (sia bianca che nera). Nella borsa della spesa non può mancare nemmeno il pesce, ottimo per sconfiggere l’ansia da rientro grazie agli Omega 3. Provate le acciughe, i dentici, le orate, il pesce spada, la sogliola e la triglia. A tavola portate infine latte e yogurt magri, per fare il pieno di triptofano.




sabato 18 maggio 2019

Il cibo come premio

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Il cibo come premio è uno schema complesso che nei diversi casi dà origine a risposte identiche o leggermente differenti nel bambino diventato adulto, a seconda delle ragioni per cui è stato attivato:
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       - Come premio per aver fatto bene qualcosa:
“Brava! Sei riuscita a fare tutti i compiti, ecco il dolce che ho preparato apposta per te”
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-      -Come stimolo a fare bene:
“Coraggio, studia e se porti a casa un bel voto domenica andiamo tutti insieme a mangiare la pizza”
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       - Come preghiera propiziatoria:
“Smetti di piangere, per favore, che la mamma ti prepara la pappa e intanto ti dà anche la caramellina che tanto ti piace”

Quando la mamma si rivolge al proprio figlio e gli dice: “Se fai il bravo ti preparo le polpette che ti piacciono tanto”, “Se stai buono, la mamma ti dà il cioccolatino”, “Se fai tutti i compiti di scuola puoi mangiare la merendina o il dolce che ti ho preparato”, “Se smetti di piangere la mamma ti dà la pappa”, “Se porti a casa dei bei voti, ti compro il gelato”, e così via, essa sta di fatto istruendo suo figlio a fare qualcosa in cambio di qualcos’altro.

Non c’è nulla di male a premiare un bambino, ma attenzione a non abituarlo al fatto che per fare bene deve ricevere un premio perché rischieremo di fare di lui un semplice opportunista oppure un arrivista e in ultima analisi un individuo che ha sostituito il suo senso di responsabilità e di azione con un senso di azione condizionata all’avere e quindi con l’attaccamento alle cose materiali. I genitori e in particolare le mamme dovrebbero valutare bene i risvolti negativi del  far vivere ai figli esperienze positive in cui stimoli e risposte sul piano affettivo coinvolgano sempre il cibo.

Sarebbe meglio non coinvolgere sempre il cibo per risolvere qualsiasi problema educativo, ma cercare di farlo attraverso il dialogo e la comprensione se non vogliamo creare in futuro un mondo di adulti schiavi del cibo stesso ed emotivamente deboli o instabili.

Ciascun bambino potrà reagire in modo diverso al meccanismo del cibo come premio.

In generale possiamo osservare che i bambini che vengono spesso premiati attraverso il cibo, avranno la tendenza da adulti a volersi premiare attraverso il cibo per qualsiasi cosa abbiano fatto di buono, oppure prima di essere disposti a fare qualcosa. Con questo genere di meccanismo si spiegano anche alcuni comportamenti di persone che si mettono a dieta per dimagrire e poi falliscono.

giovedì 4 aprile 2019

Ortoressia, quando l’ossessione per la qualità del cibo e per la forma fisica diventa una malattia


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E’ la ricerca ossessiva del cibo più sano, l’allenamento frenetico che non ha fine, è guardarsi allo specchio e non sentirsi mai abbastanza in forma. E il problema è che non sempre ce ne si rende conto. Sono patologie che trasformano abitudini sane in comportamenti nocivi per la salute e che in alcuni casi, come per tutte le disfunzioni legate al cibo, possono causare danni molto gravi. Se una persona “normale” presta attenzione alla spesa, un ortoressico è così ossessionato da questa attività che finisce per dedicarle una grossa parte della giornata, il che provoca un irrigidimento mentale nel soggetto, che si crea regole da seguire che diventano il principio guida del suo comportamento, e deviare da ciò che si ritiene giusto crea angoscia, sensi di colpa enormi.

Così si rifiuta un’uscita al ristorante, si perde il contatto con gli altri se non condividono le medesime convinzioni.

Il paradosso dell’ortoressia risiede nel fatto che gli stessi comportamenti alimentari che si adottano per controllare la propria vita nella direzione del benessere arrivano a controllare il soggetto stesso, con l’illusione che tutta la salute dipenda dal cibo, mentre viene precluso quel benessere che apporta sane relazioni fondate sulla condivisione delle differenze.

Chi soffre di ortoressia è infatti controllato da un vero e proprio fanatismo alimentare pericoloso che fonda le sue radici su una conoscenza superficiale e semplicistica delle stesse corrette regole alimentari seguite con tanta scrupolosità.

A complicare il quadro si aggiunge spesso l’evitamento attivo di un confronto con i veri esperti, al punto da denigrare teorie di eminenti medici e studiosi del campo, alla luce delle proprie personali teorie.
L’ossessione nei confronti del cibo non di rado si associa anche ad altre forme maniacali come l’ossessione per l’esercizio fisico, per la pulizia, per massaggi e cure estetiche e spesso anche alla fobia dei farmaci.

Alla luce della ferma convinzione di agire in modo corretto, le persone che soffrono di ortoressia sono estremamente sicure delle proprie convinzioni, che diventano veri e propri ideali di purezza interiore.

Un trattamento efficace deve essere graduale e procedere, da un lato, attraverso il lavoro sulle emozioni (in particolare, sulle paure di contaminazione e di malattia che mantengono l’ossessione) e, dall’altro, una reintroduzione dei componenti alimentari eliminati, puntando anche su eventuali malesseri fisici che possono essere causati da una dieta squilibrata.

In generale, il trattamento dell’ortoressia dovrebbe avvalersi dello psicoterapeuta e del biologo nutrizionista, attraverso un’azione integrata tra il paziente e la famiglia.

IMMAGINE CORPOREA

Il concetto di immagine corporea è stato oggetto d’interesse in primo luogo da parte dei neurologi, ambito in cui nasce tale concetto, e...